L’analisi dei backlink dei competitor è uno dei passaggi più utili per capire come si sta muovendo un mercato nelle SERP. Non serve a copiare in modo meccanico i link ottenuti dagli altri, ma a ricostruire i pattern che stanno sostenendo l’autorevolezza delle pagine concorrenti: quali domini le citano, quali contenuti attirano collegamenti, quali tipologie di publisher ricorrono più spesso e dove esistono spazi ancora poco presidiati.
Per un’azienda che vuole far crescere la propria visibilità organica, questo lavoro diventa ancora più efficace quando viene inserito in una strategia completa gestita da un’agenzia link building capace di distinguere tra semplici metriche numeriche e opportunità editoriali realmente coerenti con il progetto.
Che cos’è l’analisi backlink competitor
L’analisi backlink competitor consiste nel confrontare il profilo di link in ingresso del proprio sito con quello dei concorrenti che occupano le posizioni migliori per le keyword strategiche. Il punto di partenza non dovrebbe essere soltanto l’elenco dei competitor commerciali: spesso i veri concorrenti SEO sono siti differenti, magari editoriali, comparatori, marketplace o portali verticali che intercettano la stessa intenzione di ricerca.
La prima fase, quindi, è individuare chi compete davvero nelle SERP. Successivamente si raccolgono i domini di riferimento, le pagine che ricevono più link, le anchor text utilizzate, la provenienza geografica e tematica dei link e la loro evoluzione nel tempo. Strumenti come Ahrefs, Semrush, Majestic o Moz permettono di ottenere questi dati, ma il valore nasce soprattutto dall’interpretazione.
Perché il numero di backlink da solo dice poco
Un errore frequente è confrontare due domini e concludere che quello con più backlink sia automaticamente più forte. In realtà bisogna separare il numero totale di link dal numero di domini di riferimento, valutare la pertinenza dei siti sorgente e osservare quali pagine ricevono i collegamenti più significativi.
Dieci link editoriali provenienti da fonti coerenti con il settore possono raccontare una storia molto diversa rispetto a centinaia di collegamenti sitewide, directory generiche o pagine prive di traffico reale. Per questo è utile partire dai fondamentali spiegati nella guida su cosa sono i backlink e poi applicare un livello di analisi più strategico.
Come scegliere i competitor giusti da analizzare
Il metodo più affidabile è lavorare per cluster di keyword. Si prendono le query più importanti per il business e si osservano i domini che ricorrono con maggiore frequenza nelle prime posizioni. Se un sito compare spesso sulle stesse ricerche, è un competitor SEO rilevante anche se non vende esattamente lo stesso prodotto o servizio.
Conviene dividere i concorrenti in tre gruppi: competitor diretti, competitor editoriali e competitor aspirazionali. I primi permettono di capire quali fonti stanno sostenendo aziende simili; i secondi mostrano quali contenuti vengono premiati e citati; i terzi aiutano a definire una direzione di crescita più ambiziosa.
Le metriche da osservare davvero
Le metriche proprietarie dei tool sono utili come filtro, non come verità assoluta. Domain Rating, Domain Authority, Authority Score e Trust Flow misurano aspetti diversi e non sono metriche utilizzate direttamente da Google. Per valutare un potenziale dominio di riferimento è più utile combinare più segnali.
Tra quelli più interessanti ci sono il traffico organico stimato, la stabilità del sito nel tempo, la pertinenza tematica, la qualità editoriale, la presenza di pagine realmente indicizzate e la naturalezza dei link in uscita. Anche la distribuzione geografica e linguistica può diventare decisiva nei progetti internazionali.
Backlink gap: il modo più rapido per trovare occasioni
Il backlink gap confronta i domini che linkano più competitor ma non il proprio sito. Queste fonti sono particolarmente interessanti perché hanno già dimostrato di trattare il settore o di citare aziende simili. Non significa che ogni dominio emerso debba diventare un obiettivo: la lista va filtrata eliminando siti irrilevanti, network evidenti, pagine senza valore editoriale e fonti che non porterebbero alcun vantaggio al lettore.
Il passaggio successivo è classificare le opportunità. Alcune possono essere affrontate tramite digital PR, altre attraverso contenuti originali, altre ancora tramite relazioni editoriali, citazioni di esperti o recupero di menzioni non linkate. La scelta dipende dal motivo per cui il competitor ha ottenuto quel collegamento.
Analizzare le pagine che attraggono più link
Uno degli insight più utili arriva dalle pagine best linked dei concorrenti. Se più siti ricevono backlink soprattutto verso guide, studi, statistiche, strumenti o comparazioni, probabilmente il mercato sta premiando determinati formati. Queste informazioni possono guidare la creazione di nuovi asset, senza replicare ciò che esiste già.
La domanda corretta non è “come faccio una pagina uguale?”, ma “quale informazione posso offrire meglio, in modo più aggiornato o con dati proprietari?”. È qui che l’analisi competitor si collega alla creazione di contenuti realmente linkabili.
Anchor text e distribuzione dei link
Studiare le anchor text aiuta a capire come i competitor vengono citati sul web e quali pagine ricevono maggiore supporto. Una distribuzione naturale tende a contenere brand, URL, anchor descrittive e formulazioni diverse. Un profilo costruito quasi esclusivamente con anchor esatte molto commerciali merita invece maggiore attenzione.
Lo stesso principio vale per il proprio sito: Google raccomanda anchor descrittive, concise e coerenti con la pagina collegata. Per approfondire il tema è utile leggere anche la guida di Link Builder Italia su come scegliere le parole chiave per i backlink.
Trasformare i dati in un piano d’azione
Una buona analisi si chiude sempre con priorità operative. La prima lista dovrebbe contenere domini realistici da acquisire o avvicinare. La seconda dovrebbe evidenziare i contenuti da creare o migliorare. La terza dovrebbe identificare le pagine commerciali che hanno bisogno di maggiore supporto off-page.
È utile assegnare a ogni opportunità un punteggio basato su rilevanza, qualità editoriale, possibilità concreta di ottenere una citazione e valore strategico della pagina di destinazione. In questo modo il budget non viene distribuito in modo casuale ma segue obiettivi misurabili.
Gli errori più comuni nell’analisi dei backlink
Il primo errore è inseguire qualunque link possieda un competitor. Il secondo è selezionare i domini solo in base a una metrica di autorità. Il terzo è trascurare la pagina sorgente: anche un sito autorevole può ospitare sezioni poco curate o scarsamente pertinenti. Il quarto è ignorare il contesto del link, che dovrebbe avere un senso editoriale prima ancora che SEO.
Un altro errore è trasformare l’analisi in una gara di quantità. Il profilo backlink deve essere coerente con la crescita complessiva del sito e con la sua capacità di produrre contenuti, traffico e segnali di autorevolezza.
Quando affidarsi a un partner specializzato
Per progetti piccoli l’analisi può essere gestita internamente, soprattutto nella fase iniziale. Quando aumentano competitor, mercati e keyword, però, la quantità di dati diventa rapidamente difficile da gestire. In questi casi un partner con esperienza può accelerare la selezione delle opportunità e ridurre gli errori di valutazione.
Link Builder Italia lavora nel settore SEO off-page dal 2012 e supporta aziende e web agency nella selezione dei publisher, nella digital PR e nella costruzione di strategie di link building su più mercati. Una panoramica dei servizi disponibili è consultabile nella pagina dedicata ai servizi di link building e digital PR.
La checklist finale per un’analisi efficace
Prima di trasformare l’analisi in attività operative, conviene verificare di avere identificato i veri competitor SEO, separato quantità e qualità dei backlink, analizzato i domini ricorrenti nel backlink gap, studiato le pagine più linkate e controllato la distribuzione delle anchor text. Solo a quel punto i dati diventano una roadmap.
L’obiettivo non è costruire lo stesso profilo dei concorrenti, ma capire quali segnali hanno contribuito alla loro visibilità e creare un percorso più solido, coerente e difficile da replicare. È questo passaggio che trasforma un semplice report di backlink in una strategia SEO.

