Scegliere i siti per la link building è una delle fasi più delicate di una campagna SEO off-page. Limitarsi a ordinare una lista per Domain Rating, Domain Authority o traffico stimato può sembrare efficiente, ma rischia di nascondere informazioni molto più importanti: pertinenza, qualità editoriale, pubblico, storia del dominio e contesto reale della pubblicazione.
Un backlink non esiste nel vuoto. È inserito in una pagina, all’interno di un contenuto, pubblicato da un sito con una propria reputazione e letto da un determinato pubblico. Per questo il valore di un’opportunità non può essere riassunto in un singolo numero.
Per una visione più ampia dei criteri e delle fasi operative, puoi partire dalla nostra guida completa alla link building.
Perché DA e DR non bastano
Domain Authority e Domain Rating sono metriche proprietarie sviluppate da strumenti SEO. Sono utili per confrontare domini e analizzare profili backlink, ma non rappresentano punteggi ufficiali di Google.
Un sito con DR 70 non è automaticamente migliore di uno con DR 45. Il primo potrebbe avere un traffico in calo, pubblicare contenuti commerciali su decine di argomenti incoerenti o offrire una pagina scarsamente pertinente. Il secondo potrebbe essere un magazine verticale molto seguito dal pubblico di riferimento.
La pertinenza tematica viene prima della metrica
Il primo controllo dovrebbe riguardare la relazione tra publisher, contenuto e pagina di destinazione. Un sito non deve appartenere esattamente allo stesso settore, ma il contesto deve essere comprensibile per il lettore.
Una testata generalista con una sezione economia può essere adatta a un’azienda B2B. Un magazine lifestyle può ospitare contenuti su moda, casa o benessere. Una testata locale può essere preziosa per un’attività che opera su un territorio specifico.
Analizzare il traffico organico
Il traffico stimato aiuta a capire se il publisher possiede una presenza reale nei risultati di ricerca. Il dato complessivo, però, deve essere interpretato.
È utile osservare quali pagine generano traffico, quali argomenti presidia il dominio e se l’andamento è stabile, crescente o in forte calo. Un sito che ha perso gran parte della propria visibilità può richiedere un’analisi più approfondita anche se mantiene metriche di link elevate.
Guardare le keyword per cui il sito è visibile
Un publisher può mostrare molto traffico ma provenire da query completamente scollegate dal settore. Per questo è utile analizzare la distribuzione delle keyword e verificare se esiste una coerenza tra ciò che il sito dichiara di trattare e ciò per cui viene realmente trovato.
Questa analisi aiuta anche a individuare siti che hanno cambiato radicalmente argomento o che pubblicano contenuti opportunistici senza una linea editoriale stabile.
Qualità editoriale e leggibilità
Prima di valutare un sito come SEO è utile leggerlo come un normale utente. Gli articoli sono curati? Gli autori sono identificabili? Esiste una struttura editoriale? Le fonti vengono citate? I contenuti sembrano scritti per informare oppure soltanto per ospitare link?
Un sito pieno di articoli commerciali su argomenti casuali, pubblicati a distanza di pochi minuti e senza alcun controllo editoriale, presenta caratteristiche differenti rispetto a una testata o un magazine con sezioni coerenti e una reale identità.
La pagina conta quanto il dominio
Anche su un buon dominio la pagina specifica può essere debole. Il backlink dovrebbe essere inserito in un contenuto pertinente, con un contesto chiaro e una collocazione naturale.
Un link in un articolo approfondito è diverso da un collegamento inserito in una pagina quasi vuota, in un elenco di sponsor o in una sezione con decine di link commerciali.
Valutare la frequenza di pubblicazione
Un sito vivo tende a pubblicare e aggiornare contenuti con una certa regolarità. Non serve una frequenza quotidiana, soprattutto nei verticali specialistici, ma un archivio fermo da anni può indicare un progetto abbandonato.
È utile anche verificare se il sito aggiorna i propri contenuti storici e se le pagine rimangono accessibili nel tempo.
Controllare la presenza di contenuti sponsorizzati
La presenza di contenuti commerciali non rende automaticamente un publisher inadatto. Molte testate e magazine finanziano la propria attività attraverso branded content e partnership.
È però importante comprendere la natura della pubblicazione e distinguere paid placement e citazioni editoriali spontanee. Google indica rel="sponsored" come attributo preferito per i link derivanti da pubblicità o posizionamenti a pagamento, mentre nofollow rimane accettato, come spiegato nella documentazione ufficiale sui link in uscita.
Anchor text e naturalezza
Un buon publisher dovrebbe permettere l’inserimento del link in modo coerente con il testo. Anchor grammaticalmente scorrette o exact match forzate possono peggiorare la qualità dell’articolo.
Google raccomanda anchor descrittive, concise e pertinenti. Per questo è preferibile adattare il testo alla frase invece di costruire interi periodi intorno a una keyword rigida.
Traffico referral e pubblico reale
Il valore di una pubblicazione non dipende soltanto dal ranking. Un sito letto dal pubblico giusto può generare visite, contatti e riconoscibilità del brand.
Per un’azienda B2B una testata di settore con un pubblico ristretto ma qualificato può avere maggiore valore commerciale di un portale generalista con milioni di visite.
Testate nazionali, siti verticali e fonti locali
Una strategia equilibrata può includere tipologie differenti di publisher. Le testate nazionali possono aumentare la visibilità del brand; i verticali offrono forte pertinenza tematica; le fonti locali possono essere decisive per progetti territoriali.
Non esiste un mix valido per tutti. La composizione dipende da mercato, obiettivi e pagine da supportare.
Come riconoscere un sito creato soprattutto per vendere link
Un controllo particolarmente utile è confrontare la promessa editoriale del sito con ciò che viene realmente pubblicato. Se un magazine dichiara di occuparsi di tecnologia ma ospita in pochi giorni articoli su casinò, integratori, prestiti, moda, traslochi e crypto senza una struttura editoriale coerente, il problema non è la presenza di contenuti commerciali in sé, ma l’assenza di una linea riconoscibile.
Alcuni segnali meritano attenzione: argomenti completamente scollegati tra loro, articoli quasi tutti commerciali, assenza di autori e pagine istituzionali, crescita artificiale dell’archivio, contenuti generici e numerosi link verso settori ad alto rischio.
Nessun singolo segnale è sufficiente da solo, ma la combinazione può indicare un progetto editoriale debole.
Controllare lo storico del dominio
Un dominio può cambiare proprietario, settore o funzione. È utile verificare se il sito ha una storia coerente e se eventuali variazioni di visibilità coincidono con cambiamenti significativi.
Metriche elevate ereditate da un vecchio progetto non garantiscono la qualità della versione attuale.
Una scorecard pratica per confrontare i publisher
Per rendere la selezione più coerente è utile utilizzare una scorecard interna. Non è un punteggio di Google e non deve essere trattata come tale: serve soltanto a confrontare opportunità diverse con gli stessi criteri.
Un modello semplice può assegnare un voto da 0 a 5 a pertinenza tematica, andamento del traffico organico, qualità editoriale, brand safety, qualità della pagina specifica e condizioni del link. Il punteggio finale non sostituisce la revisione umana, ma impedisce che un DR elevato o un prezzo conveniente facciano dimenticare segnali di rischio più importanti.
La scorecard diventa ancora più utile quando viene aggiornata dopo la pubblicazione: tempi reali dell’editore, qualità dell’articolo, permanenza della pagina, traffico referral e problemi riscontrati possono entrare nello storico e migliorare le scelte future.
Quanto deve pesare il prezzo
Il costo è naturalmente un fattore di selezione, ma dovrebbe essere confrontato con qualità e valore potenziale. Il publisher più economico non è automaticamente conveniente, così come quello più costoso non è necessariamente il migliore.
Una strategia efficace distribuisce il budget in funzione delle priorità, combinando opportunità diverse senza sacrificare la coerenza editoriale.
Creare un database affidabile nel tempo
Per web agency e aziende che lavorano continuativamente sulla SEO off-page è utile costruire uno storico dei publisher: prezzi, condizioni, tempi di pubblicazione, categorie disponibili, qualità dei contenuti, attributi dei link e performance osservate.
Questa conoscenza operativa consente di evitare valutazioni ripetitive e individuare rapidamente le fonti più adatte ai nuovi progetti.
Come lavora Link Builder Italia sulla selezione dei publisher
Link Builder Italia lavora dal 2012 nella link building e nelle Digital PR. La selezione dei publisher non viene effettuata utilizzando una singola metrica, ma combinando dati SEO, pertinenza, qualità editoriale, traffico e caratteristiche della pubblicazione.
Per progetti internazionali la valutazione viene ripetuta mercato per mercato, perché una fonte autorevole in Italia non sostituisce una presenza editoriale locale in Francia, Germania, Spagna o altri Paesi.
Scegliere i siti pensando anche alla visibilità AI
La crescita delle risposte basate sull’intelligenza artificiale non cambia la necessità di scegliere fonti realmente affidabili. Google chiarisce che per AI Overview e AI Mode continuano a valere i normali fondamentali SEO.
Per un brand, essere citato da fonti coerenti e verificabili può aumentare la propria presenza digitale, ma non esiste una lista di siti capace di garantire citazioni nei sistemi AI.
Domande frequenti sulla scelta dei siti
Qual è un buon DR per fare link building?
Non esiste una soglia universale. Il DR va interpretato insieme a traffico, pertinenza, qualità editoriale, storico e pagina specifica.
Un sito senza molto traffico è da evitare?
Non necessariamente. Alcuni verticali hanno un pubblico piccolo ma molto qualificato. Il traffico deve essere valutato rispetto alla nicchia.
È meglio una testata nazionale o un sito di settore?
Dipende dall’obiettivo. Le due fonti possono svolgere funzioni differenti e spesso funzionano bene all’interno della stessa strategia.
Come verificare se un sito è troppo commerciale?
È utile leggere l’archivio, verificare la varietà dei contenuti, la presenza di autori, la coerenza delle sezioni e la quantità di articoli costruiti principalmente intorno a link.
Scegliere i siti per la link building richiede quindi analisi quantitativa e valutazione editoriale. Le metriche accelerano il lavoro, ma la decisione finale deve sempre considerare la qualità reale della fonte e la sua coerenza con il progetto.
La differenza tra una lista di domini e una strategia professionale sta proprio qui: nel sapere quali opportunità scartare. Evitare un publisher con segnali deteriorati può essere più importante di aggiungere un backlink in più al report mensile.

